Un elefante si dondolava IV

Ricordi quella volta all’asilo, si giocava a ‘Un elefante si dondolava’? Toccava a me, ritenendo la cosa interessante, andare a chiamare un altro elefante, ma presi la mano di quello che ti sedeva accanto, non la tua. Non che stessimo ufficialmente insieme, sia chiaro, avevo tutto il diritto di non sceglierti, però tu l’hai presa malissimo e mi fissavi da lontano, con il tuo sguardo da cyborg umiliato e offeso, mentre io ridacchiavo vaporosa nel mio grembiulino rosa per farti arrabbiare ancora di più. Eri un bel bambino, benché cleptomane e lievemente bipolare già all’epoca, con gli occhi color fango insanguinato e i capelli biondi sempre in disordine; ogni tanto sorridevi.
Ti avevo regalato un pezzo di plastica trasparente per il tuo compleanno, ed eri così felice: ti avevo spiegato che era un cristallo magico, che avrebbe avuto il potere di cambiare le cose come avresti voluto, anche se solo una volta, tutte le cose. E tu hai conservato quel pezzo di plastica fino a ventun anni, quando ormai le tue fantastiche manie erano state frullate insieme dagli esperti nella categoria ‘disturbo della personalità’: alla mia festa di laurea in discoteca mi hai preso da una parte, vicino al bagno delle donne (con tutte le ragazze in fila che, interessate, si dondolavano), mi hai messo quel pezzo di plastica al collo e mi hai urlato nell’orecchio: ‘Io sono il ragazzo migliore che tu possa trovare, o scegli di frequentarmi ora o nulla! In ogni caso ti sto facendo il più bel regalo di laurea che ti potesse capitare!’. Una settimana dopo mi hai chiesto di sposarmi e tutto quello che sai.
Ti scrivo per dirti che all’epoca non ti scelsi perché tu non sei come gli altri elefanti, che si dondolano sul filo di una ragnatela e, ritenendo la cosa interessante, chiamano un altro elefante. Tu sei l’elefante sabotatore che con un colpo di proboscide fa crollare tutto; che tu sia goffo o che tu lo faccia apposta, sei nato per distruggere. E non lo dico per rimproverarti da ex moglie nostalgica. Ti chiedo semplicemente di smetterla subito, per i tuoi figli, che senza di te stanno appassendo (il piccolo non parla più), perché a piccole dosi, la tua sincerità disarmante riesce a fare del bene alle persone, spostando e trasformando i contesti, sabotando al contrario, come l’amuleto di plastica con cui mi hai incastrato.
Arrenditi: l’epurazione è cominciata con il blackout di stanotte e procede rapidamente per distretti; il progetto dei conigli neri è miseramente fallito: una fabbrica di cloni, relitti sintetici per creare una popolazione fake con cui rimpolpare la Terra (assurdo!), una trovata pubblicitaria sostenuta per ripicca da quelle big corporation tagliate fuori dai proventi dell’operazione Let it be.
Una volta che tutti i conigli neri saranno morti, ma forse anche prima, riprodurremo una glaciazione sulla Terra per farne una riserva di ghiaccio per il pianeta alfa, lo chiamiamo così.
Sai che i conigli neri non potranno farcela da soli; tu non potrai farcela da solo: combattere i mulini a vento non ti porterà a salvare la Terra, la tua famiglia; non ti riporterà neanche da me. Come ben sai mio padre è un pezzo abbastanza grosso della NASA; non ti ha mai sopportato, ma non può ignorare quanto la tua assenza radicale non giovi alla crescita dei suoi nipotini; posso chiedergli di crearti una nuova identità, spedirti il banner, e lasceresti per sempre la Terra.
È finita: l’iperuranio è caduto e rimangono solo poche copie di cui disfarsi. Io ho scelto di dimenticare il mondo che ho vissuto, ho scelto la verità di un futuro da costruire; se tu scegli di combattere perché per te quel pianeta di menzogne è il simbolo di non so cosa, lo farai sacrificando il bene di chi ancora un po’ ti ricorda. Vuoi fare l’eroe? Pensi che i giornali del pianeta alfa parleranno di te come del grande elefante sabotatore che ci costringe a mollare tutto per mescolarci ai conigli neri?
Sparirà tutto. Su di te non sarà scritta neanche una riga, e gli elefanti continueranno a ritenere interessante dondolarsi sul filo della ragnatela. Il pianeta Terra diventerà una sorgente perpetua di H2O, un cumulo di rocce e ghiaccio che servirà a dare linfa al pianeta alfa. Ti daremo un lavoro semplice, da manovale, magari ti farai degli amici e potrai vedere i bambini tutte le volte che vorrai; anche me, forse. Potresti aiutarmi in laboratorio: qui sono una botanica livello 9, e ho il diritto a scegliere un assistente, che ne pensi? Potresti piantare tuberi nelle serre o scrivere canzoni divertenti per i pargoli dell’avvenire; insomma, tu non hai mai saputo fare niente di sensato, ma qualcosa ci inventeremo. Abbiamo poche ore: entro la prossima alba le sonde Let it be avranno già rastrellato tutti i distretti. Ti prego, rispondimi al più presto.

L’Inesistente
Credits: Salvador Dalí, Sans titre, 1920s