Le ragioni del sacrificio IX

Riempiti gli stomaci, lasciarono il ventre della Mucca 54 e, con le pupille annacquate dal Valium, si spinsero fino al ciglio del burrone per contemplare ciò che rimaneva del sole: un tuorlo d’uovo poco cotto colava sull’estremità inferiore dell’orizzonte, e veniva voglia di staccarlo dal cielo con un cucchiaino e, se possibile, succhiarlo.
In quel tuorlo d’uovo poco cotto sguazzavano già le piume del pulcino che avrebbe potuto salvarli o condannarli per sempre. Non doveva fare buio, non ancora, questo lo sapeva anche il commesso; il paramedico sapeva anche che oltre al pulcino spelacchiato incastonato nell’azzurro, le loro speranze di una dignitosa non morte si aggrappavano a quella mano femminile goffamente preservata nel sacchetto gelo, o meglio, alla donna cui quella mano avrebbe potuto appartenere.
Bando ai romanticismi, giovanotto! Avremo tempo di contemplare tramonti mozzafiato dal pianeta alfa, se le sonde Let it be non ci maciulleranno prima, perciò che ne dici di dare un’occhiata al radar? Il commesso lo guardò con impercettibili movenze bovine, come se lo spirito della Mucca 54, sacrificata per aprire la strada alla loro Ferrari verde metallizzato tutta scassata, si fosse impossessato di lui a seguito del banchetto a base di carne in scatola consumato all’interno dell’animale in segno di rispetto. E se io mi rifiutassi? Non dire corbellerie! Se tu ti rifiutassi? Be’ vanificheresti il sacrificio della vacca, tanto per cominciare e, poi, causeresti la fine del mondo. Non riesci a capire le ragioni del sacrificio?
Il mondo è già finito: è solo una gabbia sferica brulicante conigli neri infilzati dalle banderillas del ricordo di una vita clonata, e tu ne sei responsabile, tu sei responsabile di questa inutile sofferenza, tu e i tuoi progetti da supereroe ecosostenibile del cazzo che gioca a Lego con il mondo!
Ma cosa vai farneticando, io sono dalla vostra parte, il pianeta alfa è una mia invenzione, ed era un buon progetto, avrebbe ripopolato la Terra: è mia moglie che mi ha cornificato spifferando i codici metabolici ai quattro venti, ancora non l’hai capito?
Ho capito che se la Mucca 54 si è lasciata uccidere, non è certo per aiutarti a sabotare il progetto Let it be e costringere i guru del pianeta alfa a scendere a patti con te: non so quale sia il tuo piano, ma sappi che i conigli neri non hanno più niente da perdere e non sono disposti a trattare; adesso si ritrovano a dover morire per un pianeta schiavo di un altro pianeta, schiavo della sua copia perfetta, un pianeta su cui non hanno nemmeno vissuto, ma che amano perché ormai si identificano nella memoria fittizia di averci vissuto; in loro c’è solo rabbia e non crederanno mai alle tue profezie alcoliche.
Il paramedico accartocciò il bicchiere ancora bavoso di birra nel palmo della mano, e gli sferrò un pugno sotto lo sterno; il commesso cadde in ginocchio, proteggendosi istintivamente il braccio fasciato e soffocando un muggito di rabbia nel dolore; il paramedico gettò via il bicchiere di carta, lo agguantò per i capelli puntandogli la 44 magnum sulle labbra insanguinate, si chinò su di lui.
Ascoltami bene, occhioni Oceano Pacifico infestato di vascelli. Ti dico solo tre cose. Uno: hai addosso un abito Versace, uno dei miei preferiti, tra l’altro; sì, te l’ho prestato per la missione e, forse, perché alla fine mi piaceva l’idea di metterti in ghingheri con le mie robe, bada però di portarlo come si conviene e di non imbrattarlo a vanvera. Due: non è alle mie parole che i conigli neri dovranno credere, sciocco, ma a qualcosa di molto più grande e inequivocabile di cui io sono soltanto angelo custode semivolontario. Tre: tu devi fidarti di me, devi fidarti ciecamente, ne abbiamo già discusso, non hai altra scelta; dobbiamo onorare il sacrificio della vacca, che ci ha aperto la strada, ma solo il radar può darci la posizione delle sonde Let it be, e tu sei l’unico, tra me e te, che sa come funziona, sei l’unico che può portarci all’indirizzo scritto sulla scatola di fiammiferi, quindi non è un mio capriccio da uomo pipistrello, ma un tuo dovere morale squisitamente kantiano.
Finita la ramanzina, il paramedico si lasciò scappare un ghigno soddisfatto, si tamburellò la fronte tre volte con l’indice e, con andatura trionfante, si diresse verso la Ferrari: presto si sarebbero dovuti mettere in moto per mescolarsi ai patrizi del club 54, luogo di party selvaggi, nonché laboratorio sperimentale di mondi alternativi; la lettura del radar avrebbe evitato grane con le sonde Let it be, che con l’avanzare dell’oscurità sarebbero diventate piuttosto voraci.
Il commesso, ignorando il monito di preservare l’abito intonso, si accasciò sfinito sul braccio sano, la guancia sull’asfalto. Alla sua destra, l’enorme carcassa eviscerata della Mucca 54 riversava il muso sullo stesso asfalto. Sull’estremità inferiore dell’orizzonte, là dove il sole colava come un tuorlo d’uovo incastonandosi nel cielo, gli parve di scorgere ombre di soldati armati di mitragliatrici formicolare sulle colline nude e scintillanti, magari un esercito di conigli neri ribelli a caccia di sonde Let it be all’imbrunire, o forse si trattava solo di una moltitudine di pirati a cavallo, in fuga dai suoi occhioni Oceano Pacifico verso la luce di quell’uovo spappolato.

L’Inesistente
Credits: Salvador Dalí, El Alba de Cervantes, 1950s