Canto del bagno delle donne #6

Quello sbafo di rossetto avrebbe fatto da scivolo a sciami di conigli ruzzolanti; quella era la sua tana, e lei era molto brava a uccidere i conigli. Oggi era un po’ annoiata, e avrebbe voluto staccarsi quel pezzo di labbro e spappolarlo sullo specchio per scrivere HELP come nel paese delle meraviglie; ma, senza metà bocca, nemmeno il più repellente dei conigli se la sarebbe filata. Figuriamoci poi al gate A79 che faccia avrebbero fatto. Cercò quindi di sistemarsi alla bell’e meglio la macchia con il dito, sforzando uno sguardo arrapante. Il dito aveva già cominciato a scivolare troppo in profondità in mezzo ai denti, quando la porta del bagno con minigonna stilizzata si aprì di scatto.
Tutto bene, signorina? Le chiede un finto sguattero (uno di quei conigli che probabilmente l’aveva seguita fin lì dal capo opposto dell’aeroporto; dal McDonalds dove aveva trangugiato un triplo nonsocosa, ad esempio; forse aveva trafugato un mocho e pensava di fregarla così, con una maglietta celeste macchiata di ketchup e una fata dei boschi da macho tatuata sull’avambraccio sinistro); sì sì certo, fa lei, tutto bene! Era alla sua destra, un paio di metri circa, ma sembrava più alto, più forte di quella distanza: un groviglio di vene e sudore pronto a scoppiare. Non c’erano tracce di bombe però, a occhio, e lui era spesso così, senza aggiunta di altro. La porta si chiude alle sue spalle. Con la destra impugna il mocho, le vene sono gonfissime e dalla punta delle dita scivola una goccia di sudore. Mi sembra sconvolta, dice, e si passa il pollice sinistro sul naso, stringendo le palpebre. Be’, forse mi sta venendo il ciclo, fa lei. Lui si asciuga il palmo sulla parete piastrellata di bianco, eliminando ogni via di fuga. Lei ha una pistola nella borsetta di velluto nero a coste, ma si è bloccata a guardare l’enorme coniglio tatuato, che la sta fregando di brutto. Il rossetto è ancora a mezz’aria; è tutto di fuori e penetra l’aria che li separa sciogliendosi. Tu sei la 631, vero? La voce al di là del rossetto ha un altro suono, quasi familiare, sicuramente pericoloso. Il mocho, bella trovata per un coniglio livello 4!
Invece di sfottere perché non ti cali le mutandine, da brava? Forse il coniglio livello 4 potrebbe chiudere un occhio! Credi di farmi paura? Certo che ti faccio paura: con un colpo di mocho ti spacco la testa e me la porto via e storia finita! Mi stai ricattando? Sospira, la mano scivola sul bianco, l’altra continua a stritolare il mocho; le sue sopracciglia folte disegnano una specie di vagina kamikaze e tutto il corpo pare pronto a balzare sul rossetto: ti ricordavo bionda. Lei si lascia scappare una lacrima. Che fai ora, piangi? Guarda che non m’incanti, so tutto di te! La lacrima scivola sulle piastrelle del bagno delle donne; lui molla il mocho, la sbatte contro il bianco, la bacia. Quale aereo stai per prendere, su, dimmelo! Lei geme, lui le tappa la bocca con l’altra mano, però è sudata e scivola sulla camicetta di Moschino strappandola tutta. La ragnatela di bava si è sfilacciata sul collo. Aspetta! Lui alza la testa. Cosa, ti è tornata la memoria? Lei gli pianta il rossetto in una pupilla stradilatata; poi prende il mocho da terra e gli fracassa la testa, estinguendo così il rumore. Si guarda velocemente allo specchio, la faccia è tutta sbafata di rossetto. Il trolley è nascosto in uno dei cessi e ogni cosa è stata conservata.
Sorride. Ha tutto il tempo per sciacquarsi, cambiarsi e dirigersi al gate A79. Al duty free comprerà un nuovo rossetto.

L’Inesistente
Credits: Antonio Lopez, 1960s