Canto di Natale #1

Facendo colare il sangue attraverso un tutù di sottilissime cannucce, prosciugò la prima. Lentamente, come faceva con tutte, la seconda, la terza; tutte le ballerine del Bunker. Ciascuna cannuccia era infilzata nel capillare più remoto, e a lui non restava che contemplare il sangue ormai antico scorrere placido e denso in grandi teglie ricoperte di carta da forno: la vita non più vita che andava formando qualcosa di potenzialmente edibile.
Quella vigilia di Natale era riuscito a procurarsi un discreto stock di nuove adepte. Corrompendo il guardiano dell’obitorio più rinomato della città, in cambio di poche ceste di melograni di contrabbando, aveva trafugato i cadaveri delle giovani più fresche, che collezionava su un tavolo di cristallo convesso, a cui aveva frantumato le gambe, per concedere più spazio al movimento delle altre. Ogni ballerina era collocata in un luogo preciso: di spalle, in prima fila, abbracciata a un’altra, o anche da sola. Mascelle sfondate sfioravano labbra in una specie di bacio. Questa era la coreografia ideata per l’anno. Le viti penetravano in prossimità delle articolazioni, ma bisognava comunque usare la massima delicatezza, perché un braccio o una testa avrebbero potuto sciaguratamente staccarsi, polverizzandosi sul cristallo. Gli studi di ingegneria idraulica, però, erano serviti a qualcosa: il sistema del tutù funzionava in modo quasi impeccabile, e una folla di sinuose gambe dissanguate si sovrapponeva alla luce delle lampadine al led disposte in sequenze romboidali, irraggiata da una meticolosa struttura di specchi.
Il palco allestito nel Bunker acquisiva così una parvenza di dinamicità quasi festosa. Aveva passato i giorni di dicembre sballandosi nella biblioteca del quartiere con alcuni disegni di Degas, componendo il suo calendario dell’avvento, e li riproduceva usando sempre un affilatissimo lapis, inventando altre posizioni e traiettorie, immaginando mondi alternativi per restituire vita a quella folla di corpi avvizziti, intrecciandoli sul cristallo; e magari anche un riflesso di perduta felicità.

L’Inesistente
Credits: Edgar Degas, Ballet – L’étoile, c. 1878