Alfonso Gatto – Donne sulla spiaggia

Più nude della terra, pescose più del mare
Le donne che si lasciano scottare,
quasi a un pelo di brividi la schiena,
un rapido traslato dell’immagine
che le spiega all’aperto delle pagine,
le pagine del cielo, lo stampo dell’arena.
Così fisso il silenzio, la vertigine
dell’ora in sé caduta, la prurigine
scomoda che s’assesta a suo piacere
la voglia della pelle, lo stimolo del bere.
L’amore è il niente e il tutto di quel pieno
che volge all’anca e si abbottona al seno.

Non un granello di sabbia, su questa spiaggia. Non una goccia di mare. Zero ombrelloni. Zero vento. Zero cavalloni. E le donne non hanno dimenticato apposta il bikini a casa per farsi squadrare al di sotto del mento da occhi birichini. Semplicemente, si lasciano scottare senza sentimento. Su di loro scorre un peloso brivido: la zampa di un gatto troppo timido – anche se nessuno gli dice smetti! – un gatto che invece dovrrebbe fare il divo: scardinare quelle schiene, ritagliare i contorni, scandagliare; perché i suoi artigli sono raggi ultravioletti, perché ha fame, perché sotto quella pelle potrebbe esserci qualcosa di vivo.
Ma il desiderio implode. Quelle donne più nude della terra non respirano; e mentre il gatto in silenzio si gode la prurigine del piacere negato, quelle si affilano traslandosi in immagine. Quelle donne si dispiegano nel cielo come cubi di carta e vertigine. Un boato di pagine bianche, agglomerati di creature subacquee, giochi di anche e seni abbottonati che il gatto avrebbe voluto scrivere o almeno divorare.
Che fare? Quelle donne non sono vere; o forse, con non fragile coraggio, avrebbero potuto diventare sirene. Amore non potabile, in ogni caso: lo stimolo del bere resta, ma il tempo è già scaduto. La bestia, pancia all’aria, rifrulla le sue pene: il gatto, raso al suolo che non è spiaggia, sgancia un frivolo miao! in faccia al nulla, fissando il volo a cui partecipare non può. E tutto si dissolve in un concettuale anatomico show.

L’Inesistente
Credits: Pablo Picasso, Due donne che corrono sulla spiaggia, 1922